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ITALCER PUNTA SULLA BORSA E GUARDA AGLI USA


Italcer punta sulla Borsa e guarda agli USA

 

Dalla quotazione le risorse per creare un polo produttivo negli Stati Uniti

 

Passa anche per Piazza Affari la roadmap che permetterà all'Italcer Group di presidiare il mercato statunitense con un proprio polo produttivo. Il primo step avverrà il prossimo anno con un processo di efficientamento e d'integrazione che coinvolgerà le quattro società (la fiorentina Devon&Devon oltre alla Fabbrica Ceramiche, Rondine, Elios Ceramica acquisite nell'arco di 16 mesi) del gruppo per incrementare la catena del valore. È quanto anticipa Alberto Forchielli, fondatore e presidente del fondo Mandarin Capital Partners a cui fa capo la holding. «Nel 2020 Italcer sarà una realtà industriale con una presenza predominante negli Stati Uniti e anche in Estremo Oriente - dice il presidente -. Gli Usa sono il mercato più promettente e sono in costante crescita grazie al pro-gressivo passaggio alla ceramica dalla moquette». In questo ciclo di transizione in quel mercato pesa l'import dalla Cina che dopo la politica dei dazi promossa dall'amministrazione Trump è diventato più costoso. Così l'obiettivo di Forchielli è proprio quello di avere un polo produttivo negli Usa per aggirare le barriere ed essere più vicino in un mercato chiave. Tra gli stati candidati ad ospitare lo stabilimento c'è il Tennessee dove, tra gli altri sono già presenti realtà come Marazzi e Del Conca. «È un programma di medio periodo che richiede da 4 a 6 anni e notevoli investimenti per i beni strumentali - continua il presidente che aggiunge -. La quotazione è mirata proprio per sostenere l'investimento negli Usa ed è l'opzione privilegiata ma non l'unica per realizzare questa strategia. Ci stiamo pre-parando nei tempi più brevi pos-sibili consci che siamo entrati in un ciclo "orso" e lavoriamo per quotarci, per essere pronti per Piazza Affari all'uscita di questo ciclo negativo». A confortare questo scenario ci sono i risultati ottenuti dal Grup-po. «Il fatturato aggregato 2018 è intorno ai 200 milioni e l'Ebitda è sopra i 31 milioni senza tenere conto delle operazioni straordinarie - aggiunge Graziano Verdi, ad di Italcer Group e delle quattro società che lo compongono -. Per il 2019 prevediamo un aumento del fatturato tra il 3 e il 5% mentre il mercato nazionale, secondo le stime di Prometeia, è visto in crescita dell'i per cento». L'altra via percorribile per arrivare al traguardo di un impianto degli Usa è quella del private equity. «Non tutti i fondi di private equity sono adatti per un investimento a 3-5 anni perché il loro orizzonte temporale è più limitato comunque continueremo con ul-teriori approfondimenti - continua Forchielli -. Siamo confortati dal fatto di avere già illustri e lungimiranti co-investitori tra cui spiccano Mediobanca, Hq Capital, quello della famiglia Quandt (a cui fa capo Bmw ndr), Capital Dynamics e Idinvest Partners che hanno già investito nel gruppo». Si conferma così l'interesse che gli investitori stranieri hanno per le mini corazzate della manifattura Made in Italy, in particolare quelle più orientate all'esportazione. «Notiamo che i capitali stranieri sono molto attivi e interessate ad investire nelle aziende italiane - rimarca Forchielli - senza preoccuparsi dei problemi della finanza pubblica». Per quanto riguarda la presenza in Italia di questo cluter della ceramica nel 2019 i livelli occupazionali, gli addetti del gruppo sono 550, resteranno invariati perché verranno portate in house quelle produzioni oggi esternalizzate. «Inoltre le nostre vendite sono in crescita ed esportiamo circa il 90% della produzione» rimanda il presidente di Mandarin Capital Partners che quest'anno ha vinto il premio Demattè per il miglior deal di private equity dell'anno con Forestali. È la seconda volta dal premio vinto nel 2012 per l'operazione Euticals.

 

Enrico Netti

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